1. Uno. Zona rossa
  2. Il tragitto nella zona rossa
  3. Gli edifici del sopralluogo
  4. Due. Piazza Duomo
  5. Dentro al Duomo di L'Aquila
  6. Tre. Ricominciare da zero
  7. Quattro. Onna
  8. La frazione e la chiesa
  9. Cinque. Comunicare la crisi e l'emergenza
David Mammano, Adelia Brigo e Marco Giovannelli

L'Aquila zeronove quattordici

La città e la comunicazione del rischio a cinque anni dal terremoto

L'Aquila zeronove quattordici
La città e la comunicazione del rischio a cinque anni dal terremoto
Uno. Zona rossa
Il rumore dei cantieri nella zona rossa

Il centro storico di L'Aquila e la frazione non molto distante di Onna sono state le aree più colpite dal terremoto del 6 aprile 2009. Nella mattinata di sabato 5 aprile 2014, eccezionalmente, a giornalisti provenienti da tutta Italia è stato consentito un sopralluogo guidato, durante il quale è stato possibile osservare lo stato della situazione e fare il punto sulla ricostruzione e sui recuperi dei cantieri dei Beni Culturali nei maggiori palazzi aquilani. A guidare i giornalisti sono state Angela Ciano (Soprintendenza dei Beni Culturali) e Roberta Galeotti (di Il Capoluogo.it). Nelle zone periferiche i cantieri aperti sono 1500, nel centro storico più di 300 e circa 100 cantieri sono stati aperti, soprattutto negli ultimi due anni, per il restauto di beni artistici e architettonici (tra cui edifici vincolati e monumenti).

Angela Ciano

Chiesa capoquarto del rione storico di Santa Maria, sorge sul punto più elevato della città e presenta un impianto settecentesco dovuto alla ricostruzione avvenuta dopo il terremoto del 1703. Un altro violento terremoto nel 2009 ha provocato il crollo dell'abside e dell'intera copertura.
Palazzo Ardinghelli, anche Palazzo Franchi Cappelli, è un palazzo storico dell'Aquila. Venne realizzato probabilmente su progetto dell'architetto romano Francesco Fontana ed edificato tra il 1732 ed il 1743 per la famiglia di origine fiorentina degli Ardinghelli.
Chiesa capoquarto del rione storico di San Pietro, sorge nell'omonima piazzetta abbelita da un grazioso fontanile a pianta dodecagonale. Eretta nel XIII secolo, la chiesa è un classico esempio di romanico aquilano, con la facciata a coronameno orizzontale, il portale ricco di decorazione e sovrastato da una finestra circolare e l'adiacente torre campanaria. Più volte danneggiata, nel corso della sua storia, da terremoti e ricostruita, è stata violentemente sfregiata dal terremoto del 2009.
Cattedrale di San Massimo (Duomo) e chiesa di Santa Maria del Suffragio
Due. Piazza Duomo
Suoni di piazza Duomo

Piazza Duomo

Piazza Duomo

Tre. Ricominciare da zero

Lorenzo ha deciso di aprire il suo pub nella "zona rossa". Una scelta coraggiosa per chi da cinque anni aspetta che la città venga ricostruita e dove i cantieri attivi sono pochi. Il locale si trova a pochi passi da Piazza Duomo, in via Sassa, una zona che avrebbe fatto invidia a qualunque commerciante fino a soli cinque anni fa. Oggi è invece l'unico locale aperto nel giro di diversi metri, un pub in stile irlandese, che si trova in mezzo a case distrutte e vuote. L'unica luce accesa della vita che la sera, sopratutto nel fine settimana, richiama i giovani aquilani nel centro storico. Birra e panini nel menù, sedie e panchine all'esterno aspettando che le rigide temperature lascino spazio alla primavera. Un messaggio di speranza, come spiega Lorenzo, che oltre a intraprendere la carriera di imprenditore vorrebbe che il suo locale sia uno stimolo per tornare a vivere il centro storico della città. 

Lorenzo e il suo locale
Quattro. Onna
La chiesa di San Pietro Apostolo

Il terremoto del 2009 colpì profondamente Onna, dove è crollata la maggior parte degli edifici e quelli rimasti in piedi hanno subito gravi danni. Qui si verificò la perdita maggiore di vite umane, con 41 morti. Il contributo della Germania è determinante per la ricostruzione della frazione. Durante il sopralluogo abbiamo potuto verificare lo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione della chiesa di San Pietro Apostolo. Dopo il terremoto sono emersi frammenti di affreschi preziosi precedentemente nascosti dall'intonaco che li ricopriva. Questa chiesa è il frutto di stratificazioni di epoche storiche: la parte inferiore è databile attorno al 1200 (origine cistercense), quella superiore è successiva al 1300. Il sisma ha comportato il crollo della parte alta della facciata e il distacco degli apparati decorativi interni del 1700. Allo stato attuale delle cose Onna sembra una frazione di campagna ma prima del terremoto la chiesa era racchiusa dai fabbricati.

La casa della cultura a Onna costruita dopo il terremoto del 2009
la chiesa di San Pietro Apostolo di Onna
Cinque. Comunicare la crisi e l'emergenza

In occasione del quinto anniversario del terremoto di L’Aquila, Anso e Il Capoluogo.it hanno organizzato Sos24 L’Aquila, un convegno nazionale sull'importanza della comunicazione in caso di crisi e di emergenza. Dalla due giorni di dibattito e confronto nell’auditorium Renzo Piano è emerso il ruolo chiave dei giornalisti, che di fronte a una situazione di crisi o emergenza, spesso una vera e propria tragedia, combattono con l’atroce dilemma che si presenta ogni volta che, mentre raccontano gli eventi, le persone chiedono loro di posare le telecamere e rimboccarsi le maniche. Sembra un dilemma banale ma si è ripresentato molte volte nei diversi discorsi degli speaker, che erano visibilmente coinvolti nel profondo quando parlavano degli eventi di cui avevano fatto una narrazione giornalistica.

Giorgio Fanciulli (GiglioNews) ha raccontato la sua esperienza subito dopo il naufragio della Concordia sottolineando l'importanza delle informazioni logistiche che ha potuto fornire alla capitaneria di porto quando sull'isola, quella notte, il rapporto fra naufraghi e residenti era di dieci a uno. Elena Di Dio (BlogSicilia.it) ha la voce spezzata quando ricorda la bomba di acqua e fango che dopo pochi mesi da L’Aquila aveva colpito le aree del messinese.

Franco Gabrielli a L'Aquila

Franco Gabrielli tiene a sottolineare la differenza tra la comunicazione del rischio da quella dell’emergenza. Secondo il capo della Protezione Civile, “il lavoro svolto prima di una catastrofe ne determina le conseguenze; ma fare prevenzione non consiste nel dire alla popolazione ‘dormite in macchina’, quanto piuttosto essere consapevole di vivere in un edificio sicuro, di frequentare una scuola o un ufficio sicuro, di poter essere curato in un ospedale sicuro. Oltre il 60% delle scuole italiane, per esempio, non è a norma. È da qui che si fa prevenzione”. 

Non sono mancati i riferimenti alle nuove tecnologie e ai social network all’interno dei discorsi riguardanti la trasformazione delle modalità di comunicazione e i possibili rischi legati a un loro uso distorto durante le emergenze.

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